IL METODO BATES PER GLI AUTODIDATTI

(Di Patrizio Reggiani)

 

 

 

Leggendo "Le storie della clinica" di Emily Lierman, collaboratrice e moglie di Willam Bates, rimasi colpito nell'esposizione dei numerosi casi clinici trattati con successo dalla grande empatia ed intuito che un insegnante esperto di questo metodo sviluppa con i suoi pazienti. Ricordo in particolare un caso in cui una bambina stava per leggere di nuovo la tabella Snellen dopo aver fatto palming per meno di un minuto. La Lierman stava per avvertirla che era troppo poco ma qualcosa la trattenne dall'intervenire e la bambina, con sua somma sorpresa, lesse bene tutte le lettere. Questo episodio dimostra il vecchio adagio che non esistono malattie ma esistono i malati, e che il successo della cura dipende dal saper valutare la reazione individuale al trattamento. Nel caso del metodo Bates, inoltre, definito dall'autore stesso, metodo di "rieducazione" la capacità di comunicazione col paziente svolge una funzione chiave.

 

Credo sia opportuno ricordare tutto ciò quando si discute dell'efficacia del metodo Bates e si confrontano i casi spesso risolti con rapidità da Bates e i suoi collaboratori e la frustrazione spesso provata da parte di chi si accosta da autodidatta al metodo. Affermo qui la mia ferma convinzione che praticare il metodo Bates da autodidatta è possibile solo a condizione che ciò non significhi fare a meno di un insegnante, ma che piuttosto che si diventi l'insegnante di se stesso.

 

Le tecniche del metodo Bates sono a ben vedere tutte molto semplici e l'esposizione in forma scritta è in genere sufficientemente chiara per la comprensione e la messa in pratica da parte di chiunque. Internet offre poi un formidabile supporto per quanti cercano consiglio, approfondimento, occasioni di dibattito e condivisione di esperienze. Ad onta di ciò onestà impone di dire chiaramente che chi pensa di intraprendere il cammino di riabilitazione visiva proposto da Bates non sta mettendosi su una strada breve ed agevole.

 

A mio avviso il principale ostacolo è la mentalità che la semplice e diligente applicazione delle tecniche opererà da solo il miracolo taumaturgico di restituirci in breve tempo i nostri 20/20 di visus. Sì e no, dico io.

 

Dico sì perché il metodo funziona, le tecniche sono state collaudate da un lungo percorso clinico e l'impegno e la diligenza non può che essere ripagato da un miglioramento della vista. Allo stesso tempo dico no per svariati e importanti motivi che devono essere chiari a chi si accosta al metodo Bates.

 

In primo luogo si può essere sopraffatti dall'enorme numero di tecniche e raccomandazioni, sviluppate in decenni di applicazione. E' ovvio a chiunque che nessuno può pensare di implementarle tutte nella pratica quotidiana. Ma come si può presumere che chi è ancora inesperto del metodo sappia muoversi in questa giungla? L'unica possibile risposta è un lavoro di sperimentazione e scelta che nessuno potrà svolgere al posto dell'aspirante praticante. Benché il metodo Bates sia bello ed affascinante da praticare, da quante persone possiamo attenderci la necessaria attenzione ed apertura mentale per sperimentare ed adattare su di sé le varie tecniche? Questo atteggiamento critico ed intraprendente non è esattamente una merce che si incontra frequentemente ai giorni nostri. La gente vuole soluzioni rapide e calate dall'alto. Se qualcuno mi dice "Va , farò dieci minuti di palming e cento oscillazioni al giorno e mi ricorderò di guardare il Sole di tanto in tanto. Ma quanto tempo mi ci vorrà per guarire?", io penso che questa persona certamente avrà dei benefici dal metodo ma ben difficilmente potrà risolvere alla radice i suoi problemi. E' proprio una questione di atteggiamento sbagliato.

 

Un secondo aspetto del problema è una concezione meccanicistica delle tecniche Bates. Occorre sviluppare la consapevolezza di come esse agiscono in noi. L'idea che il palming risolverà i nostri problemi è inesatta. Solo noi possiamo risolvere i nostri problemi di cattiva visione perché essi in ultima analisi dipendono da abitudini errate di attenzione visiva. Il Palming ci aiuta a prendere consapevolezza di queste abitudini errate ed è proprio questa consapevolezza il punto di leva che permetterà un cambio di attitudini. Io credo che un'idea "quantitativa" dell'efficacia del metodo Bates sia sommamente fuorviante. Potremmo cioè compiere l'errore di uguagliare le varie tecniche ad un cucchiaio per vuotare il mare, o uno stagno, o anche solo una tinozza. Se avremo abbastanza pazienza arriveremo all'ultima cucchiaiata. Non è così! Non è affatto così!

 

La pratica del metodo Bates è una continua oscillazione tra una situazione di tensione determinata dai nostri cattivi abiti e temporanei miglioramenti dovuti al rilassamento prodotto dalle tecniche. Solo quando la nostra mente arriverà a comprendere profondamente la differenza tra i due stati opererà definitivamente una scelta verso l'equilibrio migliore, cioè la buona visione. Non un processo quantitativo dunque, ma un processo di apprendimento che procede per valutazioni qualitative. E solo la nostra consapevolezza opererà il miracolo. Ciò richiede un tipo di impegno che riguarda non solo il tempo impiegato quotidianamente, ma anche l'uso che facciamo di questo tempo. Se anche praticando in maniera decente una tecnica la nostra mente è altrove perché trova argomenti più interessanti su cui sostare, piuttosto che il funzionamento della nostra vista, ciò vanificherà interamente il lavoro svolto.

 

Mettere in discusisone la nostra miopia significa mettere in discussione noi stessi. Per chi non è disposto a farlo il metodo Bates non ha nulla da offrire.

Patrizio Reggiani

pat_rex2003@yahoo.it

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